
Una virtù civica da riscoprire
Il tema della concordia, che ha ispirato le feste dei Santi Patroni dello scorso anno e che faceva seguito al tema della speranza contenuto nell’invito benedettino …et noli contristari, suggerisce la necessità di procedere in tale prospettiva, alla ricerca di suggestioni
che scaturiscono dalla riflessione condotta sulle virtù civiche, il cui esercizio sta alla base di ogni società, che sia attenta alla necessità di alimentare costantemente
il proprio livello di coesione.
Per guardare con speranza al futuro, infatti, è necessario che si contribuisca a creare un clima di concordia, che permetta ad ognuno, nella comunità in cui vive, di impegnare
in modo efficace e produttivo inventiva, tempo, fatica e risorse, per realizzare il proprio
progetto di lavoro e di vita.
Si rende necessario, perché ciò avvenga, che tutti rispondano con sollecitudine e retta coscienza alla domanda che la società pone ad ognuno dei suoi membri: agisci sempre
valutando preventivamente gli effetti delle tue scelte? Operi per correggere tutto quello che – ti accorgi – tende a rompere il rapporto con gli altri, rischiando di mettere a repentaglio
il successo dei tuoi stessi progetti? Ed ancora. Continui a ritenere che basti rispettare
con rigorosa attenzione le leggi per sentirti in pace con te stesso e col mondo e che
il criterio di legalità costituisca lo strumento più appropriato per condurre una vita degna
in una società giusta? Oppure ritieni che l’impalcatura delle leggi vada opportunamente
rivestita e vivificata dalla coscienza, assistita dalla virtù civica della responsabilità?
È, dunque, l’esercizio difficile della responsabilità che si richiede, di quella condizione dello spirito che scaturisce quando si pratica con accortezza e costanza la modulazione
di ragione e sentimento, di realismo e intuito, finalizzando impegno e determinazione al conseguimento dell’obiettivo perseguito. Sapendo, tuttavia, che la sua acquisizione
non può avvenire prescindendo, ma avendo rispetto innanzitutto di se stessi, poi degli altri, dei contemporanei, certo, ma anche di chi ci ha preceduto e di quanto ci ha lasciato,
nonché di coloro che ci seguiranno e del loro diritto a ereditare un mondo, in
cui si potrà continuare a godere della possibilità di essere responsabili. Di avere, in
altre parole, la consapevolezza che solo in tale condizione si determinano le circostanze
che consentono di esercitare il senso più alto della libertà.
Libertà di scegliere, dunque, ma tra l’opzione del male e del bene, tra la possibilità di optare tra l’egoismo, che mina le fondamenta della coesione sociale, e la solidarietà che ne irrobustisce l’assetto, si situa l’esercizio di quella che potremmo ben definire la riscoperta della “virtù civica” della responsabilità.
Una virtù, la cui pratica è oltremodo difficile perché sollecita il contemporaneo esercizio
delle altre due virtù che interpellano il cuore dell’uomo: quelle della prudenza e della
temperanza. Virtù dimenticate in un modello di società che privilegia il primato della
spontaneità e dei canoni di comportamento che da essa discendono, esaltati dall’urgenza
del presto e subito, indotta in modo pervasivo dalla società della comunicazione.
La responsabilità è un’esigenza dell’attualità. È “virtù” del nostro tempo. È essa stessa oltremodo esigente. Ci interroga. Pretende risposte effettive.
Disattenderne i moniti riserva drammi e disastri irrimediabili per l’oggi e per il domani,per le nostre realtà e, nelle conseguenze non prevedibili, per le generazioni future.
Praticandola non potremmo essere sicuri di far scomparire le guerre o la fame nel mondo,
ma certo sperare che ne scoppino di meno, confidare che si riducano le vittime incolpevoli
degli squilibri alimentari. Certamente con un più diffuso esercizio di responsabilità potrebbero
diminuire gli incidenti sulla strada e nei luoghi di lavoro, potremmo permetterci
di evitare episodi di malasanità o calamità, umane più che naturali, indotte non già dal
capriccio della natura, bensì dalla somma delle irresponsabilità cumulate.
La Responsabilità richiede una scrupolosa presa di coscienza. Invoca impegno educativo,
formazione permanente. Si rivolge ai giovani, ma prima ancora agli adulti. Si appella
alle istituzioni educative e alle agenzie formative.
Si rivolge alle istituzioni e a chi le governa, invitandoli a riscoprire il ruolo che ad esse compete, quello di permettere alla società di reggersi in piedi e di garantire ai suoi membri la possibilità di procedere nel cammino della storia. Consapevoli che occorre invertire la rotta che, nella prospettiva della fine della storia (Fukuiama), dalla società “complessa” (Morin) a quella “liquida” (Bauman), rischia di portare, su un piano inclinato,
alla sua evaporazione e ricomposizione in una futura “cloud society” leggera, evanescente e deresponsabilizzata, perché priva del volto dell’uomo (Levinas).
Una fase straordinaria di crisi, intesa come drammatico cambiamento e sradicamento da valori strutturati e che apparivano per sempre, ci coinvolge, ma come tale essa è anche una straordinaria occasione di opportunità, per disegnare prospettive future, che potranno avere il connotato dell’accettabilità soltanto se scolpite all’orizzonte nel profilo sicuro della responsabilità.
Occorre “formattare” le intelligenze e connetterle in una rete animata da uno spirito nuovo, genuino, quello che a volte solo i giovani sanno mettere in campo.
La Responsabilità, quindi, interpella l’intera città e tutti i Bresciani, ma soprattutto i giovani. L’auspicio – pertanto – è che la festa dei Santi Patroni, tradizionalmente rappresentati nella pienezza del loro vigore giovanile, si confermi sempre più come l’appuntamento dei giovani, protagonisti dell’iniziativa, con l’intera città, per trasformarla con rinnovato entusiasmo in città giovane per i giovani.
Giacomo Ceruti, detto Il Pitocchetto,
Donne che lavorano
Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Scena famigliare nella decorosa semplicità di una casa spoglia. Tre generazioni di donne intente a cucire. Una mamma e quattro figlie, di queste la più grande, mamma a sua volta, lasciati ago e filo, insegna alla figlia a leggere. La necessità di non sottrarre un attimo al lavoro in corso non impedisce alla madre di investire tempo e pazienza pur di istruire la figlia, nella speranza di offrirle una futura sorte migliore. Il rilievo della figura in primo piano, che emerge dalla scena in grigio anche per il vivace colore del corpetto, testimonia l’adesione del pittore al gesto di responsabilità della giovane donna.
Two week
… for young people for …
La città chiama a raccolta i giovani.
Li invita e li aiuta a mobilitarsi per diventare protagonisti e artefici di iniziative artistiche, sportive, culturali. Nell’animare col loro entusiasmo e la loro creatività la vita cittadina, essi possono rendere concreto l’auspicio di fare di Brescia an ancient young city for young people, un’antica città giovane per i giovani, che nella responsabilità ritrovata è certa di poter guardare al futuro con rinnovata speranza, rispecchiandosi nel volto giovane dei suoi Santi Patroni.
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Associazione Confraternita dei Santi Faustino e Giovita Via San Faustino 74 - 25122 Brescia - info@confraternitasantifaustinoegiovita.it |